Piattaforma congiunta per un 1° maggio di lotta a Roma Est
1° MAGGIO – ALZIAMO LA TESTA!
Un anno fa ci incontrammo – tra vari collettivi studenteschi e territoriali e organizzazioni politiche e sindacali – con l’obiettivo di rilanciare in una veste più ampia e partecipata il corteo del 1° maggio a Roma Est; individuammo la necessità di rimettere al centro del dibattito pubblico i bisogni della classe lavoratrice e i conflitti sul lavoro. A distanza di un anno, sentiamo ancora fortemente questa esigenza: il lavoro salariato, con tutta la sua carica preponderante e oppressiva sulle vite della stragrande maggioranza della popolazione, con le contraddizioni derivanti dal modo di produzione capitalistico, da troppo tempo è messo in secondo piano nell’agenda e nei discorsi politici tanto delle realtà di movimento antagoniste quanto delle forze politiche che si alternano al governo. La mobilitazione del 1° maggio vuole essere un tentativo di risposta a questa grande assenza: vuole parlare delle condizioni della classe lavoratrice ponendo delle rivendicazioni chiare e immediate attorno a cui rilanciare una presa di coscienza collettiva e percorsi di lotta dal basso.
Il contesto storico, politico e sociale in cui viviamo e agiamo ci parla di sfruttamento sui luoghi di lavoro; di salari e pensioni al limite del sostentamento per milioni di persone; dell’obbligo sociale di destinare la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie fisiche e mentali per il profitto dei padroni; di disparità di genere tanto salariali quanto contrattuali; di precarietà lavorativa ed esistenziale; di razzismo di Stato e ancora maggiore sfruttamento e discriminazione nei confronti dei lavoratori migranti, cui si accompagna la guerra tra poveri che i mezzi di comunicazione e le destre cercano di diffondere; di disciplinamento e indottrinamento delle giovani generazioni al lavoro capitalistico; di trasformazione dell’economia dal welfare al warfare come conseguenza dei venti di guerra su cui soffiano le classi dominanti dei Paesi imperialisti; di repressione interna a questi stessi Paesi nei confronti della classe lavoratrice e delle organizzazioni politiche che si oppongono a questo stato di cose.
In tale contesto, riaffermare la centralità dell’azione collettiva significa riconoscere che le lotte locali e quelle internazionaliste fanno parte di una stessa battaglia contro l’egemonia del neoliberismo imperialista. La solidarietà con i popoli oppressi, come quella verso le popolazioni mediorientali e latinoamericane sottoposte ad attacco e destabilizzazione, non è un atto simbolico, ma un elemento costitutivo della coscienza di classe internazionale.
Superare la separazione imposta tra indigeni ed immigrati, precari e garantiti, giovani e adulti significa restituire un orizzonte politico alla nozione di libertà, che può esistere solo fuori dal paradigma capitalistico. È in questa prospettiva che la rivendicazione di salari migliori, orari ridotti, welfare universale e diritti di cittadinanza si salda con la lotta per la fine dell’imperialismo e per la giustizia globale.
Il Primo Maggio assume in questo scenario un valore che va ben oltre la commemorazione. È il momento in cui la memoria storica delle conquiste operaie si incontra con le lotte contemporanee per l’emancipazione del lavoro e per la libertà dei popoli. Tornare in piazza in questa giornata significa riappropriarsi di uno spazio collettivo che il capitalismo tenta da lungo tempo di neutralizzare trasformandolo in routine o celebrazione istituzionale. Riaffermare la sua portata politica vuol dire rendere visibile la continuità delle oppressioni e delle Resistenze, riconoscere che la libertà e l’uguaglianza non sono condizioni acquisite ma terreni di conflitto da praticare senza sosta. Il Primo Maggio è dunque ancora, oggi come ieri, una chiamata alla solidarietà internazionalista e alla ricomposizione della classe lavoratrice nella sua dimensione globale, contro ogni forma di sfruttamento, guerra e oppressione.
Il 1° maggio invitiamo lavoratori e lavoratrici, collettivi e organizzazioni di Roma e provincia a manifestare per le strade di Roma Est, rivendicando con forza e determinazione:
AUMENTO GENERALIZZATO DI SALARI E PENSIONI: salario e pensione minimi a 1500 euro al mese e legati all’inflazione; pensionamento retributivo a 60 anni per vecchiaia e 35 anni per anzianità “di servizio”;
LAVORARE MENO PER LAVORARE TUTTE-I: riduzione della giornata lavorativa a 6 ore e della settimana a 4 giorni a parità di salario, con la conseguente “creazione” di posti di lavoro, contro la disoccupazione;
FINE DEL LAVORO PRECARIO E GRATUITO: abrogazione di tutte le riforme precarizzanti (Pacchetto Treu, Legge Biagi, Jobs Act); abolizione dell’Alternanza Scuola-Lavoro (oggi chiamata Formazione Scuola-Lavoro);
EFFICACE CONTROLLO SOCIALE E AMMINISTRATIVO SULLA PRODUZIONE: potenziamento degli ispettorati del lavoro e abolizione dell’obbligo di avviso preventivo di ispezione, misure queste che riteniamo necessarie sia per il tema della salute e sicurezza sul lavoro sia contro il lavoro a nero;
RECUPERO DEL SALARIO INDIRETTO: rilanciare i servizi pubblici; internalizzare i servizi e le lavoratrici e i lavoratori che oggi operano attraverso il sistema degli appalti e degli affidamenti; eliminazione dei costi aggiuntivi “da profitti”;
CONTRO LO STATO DI POLIZIA: le politiche liberticide antiproletarie promulgate dall’attuale governo, in continuità con quelli precedenti, hanno l’obiettivo di soffocare la lotta di classe e il suo internazionalismo.
CONTRO IL RAZZISMO DI STATO: che, tramite la differenziazione di trattamento tra lavoratori italiani e immigrati, aumenta il tasso di sfruttamento e la ricattabilità della classe lavoratrice; per l’uguaglianza dei diritti di cittadinanza senza discriminazioni;
CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA E PER L’INTERNAZIONALISMO DI CLASSE: per ostacolare la corsa al riarmo, per bloccare i profitti delle multinazionali, per impedire che le classi dominanti delle potenze imperialiste ci costringano alla Terza Guerra Mondiale.
marzo 2026